Libreria Edison Firenze - Piazza della Repubblica - Nuova location per l'Apple Store ?Torniamo a parlare della vicenda che coinvolge i locali che ospitavano fino allo scorso novembre la Libreria Edison in Piazza della Repubblica a Firenze. C’è stato un momento in cui la stampa locale e le notizie provenienti da Palazzo Vecchio davano per concluso l’accordo con Apple per l’apertura di un Apple Store, poi le polemiche legate alle trattative per il superamento del vincolo di destinazione posto sull’immobile, che ricordiamo può ospitare solo per il 30% della sua superficie attività commerciali, hanno determinato il dietro front dei manager di Cupertino. Si tratta di un tema che ha riscaldato l’opinione pubblica ed ha infuocato per settimane lo scontro politico in riva all’arno, qualcosa che ha contamintato anche le manifestazioni di Pitti Immgine Uomo, caratterizzate dalle installazioni di Pitti Bookswear Mania, un omaggio ai libri, alla lettura (digitale o cartacea che sia) e alla loro bellezza scenografica. Torniamo sull’argomento perchè si avvicina una data importante, una data che darà una risposta all’appello presentato dalla Effecom (società del gruppo Feltrinelli proprietaria dell’immobile) al Consiglio di Stato, contro la sentenza del TAR che aveva respinto il precedente ricorso di Effecom. La società si opponeva alle delibere del consiglio comunale che, con lo scopo di fermare l’emorragia di attività commerciali e culturali, come librerie, teatri, cinema, caffè storici e negozi di antiquari, avevano determinato l’istituzione di un vincolo di destinazione su determinati immobili come quelli posti in Piazza della Repubblica ed occupati dalla Libreria Edison. La data è il prossimo 23 aprile, dopo questa data forse sapremo se un’altra libreria aprirà le proprie vetrine su una delle piazze più importanti della città (le ultime indiscrezioni tutte da confermare parlando della casa editrice fiorentina Giunti), oppure se si riapriranno scenari alternativi come quelli che, sindaco Matteo Renzi in prima linea, stavano per portare Apple in pieno centro storico cittadino.

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Altro capitolo della guerra tra Apple e Samsung. Questa volta le notizie arrivano dal Giappone, con una sentenza favorevole alla società coreana. Apple aveva denunciato Samsung per la violazione di alcuni brevetti legati alla modalità di sincronizzazione di contenuti multimediali da e verso server remoti, ed aveva chiesto il pagamento di 1,3 milioni di dollari. Il giudice Tamotsu Shoji chiamato ad esprimersi, ha sentenziato che Samsung non ha violato nessuna proprietà intellettuale della società di Cupertino, che dovrà ora risarcire le spese processuali. Per ora non sono giunte reazioni da parte di Apple. Fonte: USA Today

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Apple ha vinto la sua battaglia più importante, la giuria di San Josè in California ha decretato che Samsung ha copiato ed ha infranto sei dei sette brevetti Apple oggetto della contesa, brevetti che hanno contribuito, con l’uscita del primo iPhone nell’ormai lontano 2007, alla rivoluzione nel mondo della telefonia mobile, e dovrà pagare ad Apple oltre 1 miliardo di dollari. Per carità, non è la fine della guerra tra i due colossi dell’elettronica, Samsung farà ricorso, ricorrerà in appello, e ci saranno ancora scontri duri nei tribunali di mezzo mondo, ma la sentenza di ieri è una passaggio importante, in grado di condizionare le scelte future di tutte le società del settore, ed è soprattutto un passaggio fondamentale per la “guerra termonucleare” annunciata da Steve Jobs nei confronti di Android, appellato come “un sistema operativo rubato“. Tim Cook, che ha preso le redini della società dopo l’addio di Steve Jobs del 24 agosto 2011 (giusto un anno fa) ha dichiarato: “E’ stato un giorno importante per gli innovatori di tutto il mondo“, e noi condividiamo questo pensiero. Entriamo più in dettaglio nella vicenda …

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Corte di CassazioneLa Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che coinvolge internet e l’informazione fatta a colpi di blog. In pratica la Corte ha sancito che un blog non può essere considerato “stampa clandestina”. Pare assurdo, ma con le leggi che la Repubblica italiana si ritrova questo era possibile, e la Corte è stata chiamata ad esprimersi proprio per questa accusa. La Legge n° 47 dell’8 febbraio del 1948 recita, “chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta (…) è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa. (…) La stessa pena si applica a chiunque pubblica uno stampato non periodico, dal quale non risulti il nome dell’editore né quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero“. La legge mal si addice agli sviluppi tecnologici dell’era moderna, ma è in vigore. In base ad essa nel 2008 Carlo Ruta, storico e saggista siciliano, è stato condannato proprio per il reato di “stampa clandestina” dal tribunale di Modica, condanna successivamente confermata in appello, presso il tribunale di Catania. Carlo Ruta gestiva un blog che si occupava di argomenti scottanti, analizzando i fenomeni mafiosi del proprio territorio, offrendo spunti di riflessione e fornendo informazioni di vario genere. La sentenza della Corte di Cassazione ha quindi un valore storico, stabiliendo che un blog non è di per sé un prodotto editoriale e la figura del blogger non è sovrapponibile con quella del giornalista. Approfondiamo la delicata questione …

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Google Maps - IconaDalla Francia arriva la notizia della condanna di Google per abuso di posizione dominante. Oggetto del contendere è stato il servizio gratuito Google Maps, che Google può permettersi di finanziare grazie alla vendita di pubblicità mirata in base al pofilo degli utenti, quindi pubblicità con un più alto grado di conversione, che si traduce in un maggiore ritorno per gli advertiser. La denuncia era arrivata da Bottin Gartographes, una società che ha come core business proprio la vendita di cartografie e mappe, e che ha puntato l’indice contro la società di Mountain View per concorrenza sleale. Secondo la società francese l’operazione di Google è tesa ad eliminare la concorrenza, per poter poi trasformare il servizio da gratuito a pagamento. La Corte ha riconosciuto l’istanza della società francese, ed ha emesso una sentenza che ha punito Google con 15.000€ di penale e 540.000€ di risarcimento da versare nelle casse della società denunciante, ma certamente ci sarà un ricorso in appello. Gizmodo

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