iPhone aperto con batteria interna

La Francia multa Apple di 25 milioni di € per il rallentamento degli iPhone con batteria usurata

L’Ente che in Francia si occupa della concorrenza, della difesa dei consumatori e della repressione delle frodi (DGCCRF), ha sanzionato Apple con una multa di 25 milioni di euro per aver rallentato volontariamente le prestazioni degli iPhone più datati al fine di evitare spegnimenti improvvisi (dovuti ad una batteria non più performante) senza avvisare gli utenti.

Questa pratica, avvenuta con il rilascio di iOS 11.3, è stata vista come un tentativo di forzare gli utenti a cambiare l’iPhone con un modello più recente.

Il sottoscritto può confermarlo in prima persona. Passai da un iPhone 6 ad un iPhone 8 proprio a causa delle prestazioni divenute in certi momenti imbarazzanti. Si tratta dell’unica volta, a mia memoria, che la casa di Cupertino ha commesso un passo falso di così enormi proporzioni, minando la fiducia di una grossa fetta di clientela.

Nel 2018 Apple ammise di aver rallentato i processori dei seguenti modelli, nel caso avessero una batteria degradata:

  • iPhone 6 e 6 Plus;
  • iPhone 6s e 6s Plus;
  • iPhone 7 e 7 Plus
  • iPhone SE con

Al tempo stesso Apple si è sempre difesa dichiarando che la funzionalità fosse stata introdotta per garantire agli utenti una maggiore durata della batteria ed evitare, nel caso fosse usurata, spegnimenti improvvisi.

A seguito delle polemiche che si innescarono, pose rimedio integrando una funzione nel sistema operativo che consentisse all’utente di decidere se attivare o meno questa pratica chiamata “throttling“, ed offrendo per tutto il 2018 la sostituzione della batteria ad un prezzo calmierato di 29€, oppure il rimborso della differenza per chi avesse già effettuato la sostituzione.

Ovviamente non c’è stato nessun beneficio per chi nel frattempo avesse speso cifre importanti per acquistare un dispositivo più recente, tranne la possibilità di vendere il vecchio dispositivo ad un miglior prezzo, grazie alla batteria appena sostituita. L’impegno della società è stato comunque apprezzato dal mercato e dall’utenza, riabilitando il buon nome della società agli occhi di una clientela da sempre molto fidelizzata.

Tornando alla vicenda francese, con questa sentenza giuridicamente l’Ente francese non contesta l’obsolescenza programmata. Se così fosse stato Apple avrebbe rischiato una multa pari al 5% del suo fatturato annuo, in virtù di una legge del 2015 che, per tutelare l’ambiente, prevede delle multe ed anche il carcere per chi metta in atto pratiche di obsolescenza programmata. 

Loïc Tanguy, a capo della DGCCRF, ha dichiarato che “i consumatori avrebbero dovuto essere informati del rischio. Omettere informazioni nei confronti dei consumatori costituisce una pratica di marketing ingannevole”. 

Apple ha accettato di pagare la sanzione e di pubblicare un comunicato stampa sul proprio sito web, dichiarando (un suo portavoce) che “l’obiettivo dell’azienda è da sempre quello di creare prodotti sicuri e apprezzati dai nostri clienti; e permettere che l’iPhone duri il più a lungo possibile è una parte importante delle nostre scelte”.

Su questa vicenda sono state aperte cause legali in diversi paesi, compresa l’Italia. Un procedimento da parte dell’AGCOM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), si è concluso con una multa di 10 milioni di euro e l’obbligo di pubblicare un pagina sul sito web della società per informare gli utenti.

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