Pavegen - Da energia cinetica ad elettricità, grazie ai nostri passi

Pavegen, da energia cinetica ad elettricità, un passo alla volta

Generare energia dai passi delle persone, sembra fantascienza ma è una realtà da quando Laurence Kemball-Cook ha fondato la Pavegen, con il concetto base di motivare le persone al cambiamento attraverso benefici e feedback immediati, rendendo quindi tangibile il valore altrimenti astratto delle risorse e della responsabilità individuale, con il motto “gamification of life“. Ma al di là del modo scelto per diffonderlo, quello che è importante è che Pavegen è un pavimento intelligente che converte l’energia cinetica in elettricità, con potenziali sviluppi di portata inimmaginabile.

Tutto nasce dalla seguente riflessione:

“L’eolico e il solare possono non funzionare nelle grandi città, dove c’è molta ombra e gli edifici bloccano il vento” spiega Kemball-Cook, che ha una laurea in design industriale. “Una stazione della metro all’ora di punta è come un alveare, pieno di attività ed energia. E se si potesse sfruttare quest’energia e trasformarla ?

Pavegen è stato pensato per sfruttare la pressione esercitata sulla sua superficie, mettendo in moto tre bobine, che attualmente riescono a generare circa 5 watt di elettricità per passo.

Il progetto era nato nel 2016, quando il team di tecnici guidato da Kemball-Cook aveva sviluppato una prima versione di queste mattonelle, rese poi molto più efficienti dal disegno triangolare che vede oggi la presenza di un volano in ogni angolo, in grado di generare fino a 200 volte più elettricità rispetto al prototipo iniziale, sfruttando meglio lo spazio e rendendolo più veloce da montare, con il suo sistema a clic, e facile da manutenere, arrivando ad una garanzia di 20 anni.

Pensate ai marciapiedi del centro nell’ora di punta, ai centri commerciali, agli aeroporti, a tutte le zone pedonali. Pensate al suo sviluppo nell’ambito dell’automotive, pensate agli incroci dove frenano in continuazione auto ma soprattutto mezzi pesanti, una quantità di energia che va sprecata ma che potrebbe essere imbrigliata e utilizzata localmente o immessa in rete. 

I primi progetti

Bird Street di Londra, una traversa di Oxford Street, è stata pavimentata con queste mattonelle e nel 2017 ha generato l’elettricità per l’illuminazione, i suoni e la raccolta dei dati.

Un’altra installazione è stata fatta a Washington, nei pressi della Casa Bianca, e nel 2018 il Pavegen è stato installato in un centro commerciale alla periferia di Londra.

Uno strato di Pavegen è stato sistemato sotto un campo da calcio nelle favelas di Rio de Janeiro, ed unito ad alcuni pannelli solari posizionati sui tetti degli edifici circostanti ha permesso ai giocatori di alimentare l’impianto di illuminazione del campo stesso.

Lo sviluppo globale

Nel 2018 Kemball-Cook ha firmato un memorandum d’intesa con la Siemens, che gli permetterà di dare una visione più globale all’azienda, e portare il Pavegen in aeroporti e ospedali.

Un giorno vorremmo poter vendere Pavegen allo stesso prezzo di un pavimento tradizionale” racconta Kemball-Cook. “Pavegen è piaciuto subito a tutti perché poter vedere immediatamente i risultati delle proprie azioni è divertente: fai un passo e si accende una luce“.

Camminando su una superficie dotata di questa tecnologia è possibile decidere tramite app dove inviare l’energia generata, veicolandola verso l’insegna di un locale ad esempio, oppure donandola per una buona causa. “Nei prossimi mesi l’obiettivo è attivare un sistema che ‘premi’ le persone per i loro passi“.

Il futuro

Il sistema Pavegen integra una serie di trasmettitori Bluetooth a bassa potenza, i beacon, che inviano dati sull’andamento dei movimenti, fornendo un’idea dei picchi di traffico pedonale e sulle abitudini dei consumatori.

Lo step successivo è quello del settore automobilistico, che teoricamente potrebbe generare molta più energia rispetto ai pedoni.

Attualmente Pavegen è installato in oltre 200 siti sparsi in 30 Paesi del mondo, e ci sembra impossibile che se ne sia parlato così poco fino ad ora.

Leggi l’articolo (in inglese) pubblicato da Audi per approfondimenti.


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