NUS e TU - Wi-Fi come fonte di energia

Segnali Wi-Fi come fonte di alimentazione

Il segnale Wi-Fi, usato per la trasmissione dati tra dispositivi di vario genere, può essere convertito per alimentare piccoli componenti elettronici. E’ quanto hanno sviluppato ricercatori della National University of Singapore (NUS) e della Japan’s Tohoku University (TU).

La proliferazione dei segnali Wi-Fi è sotto gli occhi di tutti. E’ sufficiente usare il proprio smartphone per verificare l’abbondanza di reti presenti in una specifica posizione. Decine se vi trovate in un centro abitato, reti che restano pressoché inattive per molte ore al giorno.

Queste reti possono essere sfruttate come fonte di energia per alimentare sensori o piccoli dispositivi elettronici, riducendo così la necessità di utilizzare delle batterie.

Per ottenere questo risultato, i ricercatori hanno utilizzato una nuova classe di smart device denominati “spin-torque oscillator” (STO), collegati in serie per superare le limitazioni della bassa frequenza e dell’accoppiamento magnetico a corto raggio.

Con otto di questi dispositivi collegati in serie, è stato possibile convertire le onde elettromagnetiche a 2,4 GHz in un segnale di tensione continua applicato ad un condensatore che, dopo una carica di 5 secondi, ha permesso l’accensione di un LED da 1,6 Volt per un minuto.

Il prossimo passo per questa interessante ricerca è di aumentare il numero di oscillatori, in modo da ottenere valori di tensione più elevati. A seguire la ricerca prevede di utilizzare questa tecnologia per la ricarica wireless di sensori e dispositivi elettronici.

Non sono le prime ricerche che puntano a ricavare energia dai segnali Wi-Fi. Anche il MIT aveva diffuso i risultati di proprie ricerche in questo ambito. 

L’energia senza fili è un campo che ha alimentato ricerche anche in epoca passata, a partire dall’esperimento di Tesla datato 1899, e che oggi vede alcune startup impegnate per la trasmissione di energia su lunghe distanze.

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