Apple Privacy Labels

Ecco perchè le schede sulla privacy di Apple sono cosa buona e giusta !

Apple ha introdotto con iOS 14 le etichette per la privacy, ovvero delle schede in cui per ciascuna app presente sull’app Store, lo sviluppatore deve dichiarare quali informazioni l’applicazione raccoglie e per quale scopo, e, in aggiunta, al primo avvio, l’app deve chiedere l’autorizzazione all’utente per il tracciamento. La reazione di alcune società attive nella raccolta e nello sfruttamento dei dati degli utenti è stata molto dura, soprattutto quella di Facebook, che nelle scorse settimane ha dichiarato apertamente guerra ad Apple, comprando intere pagine sulle principali testate della stampa americana per prendere posizione e lanciare accuse molto forti verso la società di Cupertino. Evidentemente Apple ha colto nel segno e sta dimostrando in concreto di lavorare costantemente per la tutela della privacy dei propri utenti. Forbes ha approfondito la questione analizzando i termini della privacy di WhatsApp ed ha messo a confronto su questo tema, le tre principali piattaforme utilizzate per la messaggistica: iMessage, WhatsAppFaceBook Messenger e Signal.

Non ci giriamo intorno, il confronto di Forbes porta sul banco degli imputati Facebook e la sua intera piattaforma, strutturata per sfruttare al massimo dati e metadati che riesce ad ottenere dal nostro uso delle sue app.

Cosa sono i metadati ? I parole povere, e semplificando, sono i dati dei nostri dati, e possono essere sfruttati tanto quanto i dati effettivi. Qualche esempio … al di la del contenuto di un messaggio, in generale quello che interessa può andare dalla posizione al nome dei nostri contatti e dei contatti con cui scambiamo messaggi, dalla frequenza degli stessi all’ora in cui messaggiamo con loro. Usi e abitudini che possono avere un peso importante per indirizzare, gestire ed ottimizzare gli investimenti di chi si occupa di marketing sul web.

WhatsApp è il servizio di messaggistica leader a livello mondiale, con 2 miliardi di utenti che inviano 100 miliardi di messaggi ogni giorno. Capite quindi la mole di informazioni che possono essere incrociate e monetizzate.

Nonostante WhatsApp abbia integrato ormai da tempo la crittografia dei messaggi, e mostri un avviso in proposito ogni volta che apriamo una nuova chat, sarete sorpresi nel raffrontare quanti e quali dati acquisisce in confronto ad esempio ad iMessage di Apple.

Le preoccupazioni sulla raccolta di metadati di WhatsApp non sono nuove. Dando un’occhiata alla sua politica sulla privacy si può avere un’idea precisa sulla portata dei dati che raccoglie: “We use all the information we have to help us operate, provide, improve, understand, customize, support, and market our services”, e ancora: “we share your information to help us operate, provide, improve, understand, customize, support, and market our services”. Dichiara in sostanza di usare e condividere tutte le informazioni che ottiene per gestire, fornire, migliorare, comprendere, personalizzare, supportare e commercializzare i propri servizi. Ma non è finita qui, “As part of the Facebook family of companies, WhatsApp receives information from, and shares information with, this family of companies. We may use the information we receive from them, and they may use the information we share with them, to help operate, provide, improve, understand, customize, support, and market our services and their offerings”. Tutto chiaro, vero ? 

Quindi anche se il contenuto dei messaggi di WhatsApp ha una crittografia end-to-end, e quindi i messaggi non possono essere condivisi su Facebook per essere visti da altri, tutti i metadati verranno invece sfruttati al meglio delle possibilità sfruttando l’integrazione delle piattaforme appartenenti a Facebook. E tra i metadati troviamo “information about your activity … device-specific information … such as hardware model, operating system information, browser information, IP address, mobile network information including phone number and device identifiers … We receive information other people provide us, which may include information about you. For example, when other users you know use our services, they may provide your phone number from their mobile address book (just as you may provide theirs), or they may send you a message, send messages to groups to which you belong, or call you”.

Da evidenziare che WhatsApp dichiara che la sicurezza e la privacy sono nel proprio DNA, salvo poi dichiarare quanto sopra riportato tra virgolette.

La scelta di Apple di inserire le schede per la privacy e di chiedere esplicitamente l’autorizzazione all’utente per il tracciamento di questi dati, rappresenta quindi un punto di svolta per il mercato e per la tutela della privacy degli utenti, e viene quindi visto come un ostacolo per Facebook (e tutte le società e applicazioni del gruppo) nel gestire, ottimizzare e monetizzare i propri servizi.

Ora, grazie alla mossa di Apple, tutti gli utenti potranno facilmente vedere per qualunque applicazione quali dati essa raccolga e l’uso che intende farne.

Fonte: https://www.forbes.com/sites/zakdoffman/2021/01/03/whatsapp-beaten-by-apples-new-imessage-update-for-iphone-users/?sh=503cf8103623

La notizia di Apple circa l’attivazione delle etichette per la privacy: https://developer.apple.com/news/?id=3wann9gh

Documento Apple sulla gestione della privacy: https://support.apple.com/en-gb/HT211970 e documento relativo ai dati raccolti da iMessage: https://support.apple.com/en-gb/HT211975

La pagina di WhatsApp in merito all’etichetta sulla privacy: https://faq.whatsapp.com/general/unpacking-whatsapps-privacy-label-in-the-apple-app-store

 


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