Navigatori con mappe Autovelox illegali

I navigatori satellitari sono sempre più diffusi, da quelli integrati nella strumentazione delle ultime auto a quelli portatili o incorporati in cellulari e palmari di ultima generazione. La loro utilità è indiscussa e ultimamente, accanto al loro compito primario di guidarci e assisterci negli spostamenti quotidiani stanno nascendo nuove interessanti funzionalità, tra le quali la mappatura degli autovelox e dei tutor rappresenta una delle più interessanti. Bene … anzi no, molto male ! Con una circolare dello scorso giugno il Ministero degli Interni sottolinea che sulla base del codice della strada questi strumenti sono illegali !

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Cerchiamo di capire il perchè e analizzarne motivazioni e contraddizioni di questa circolare.

Il tutto dovrebbe scaturire da quelle strumentazioni in grado di captare la presenza di un autovelox fisso e mobile o di neutralizzarlo.
L'articolo 45 comma 9 del codice della strada li proibisce e le sanzioni sono anche piuttosto pesanti: è prevista una multa di 742 euro, e in casi più gravi, ad esempio se il dispositivo interferisce con il funzionamento delle apparecchiature di rilevamento, può anche configurarsi il reato di interruzione di pubblico servizio e la confisca dell'apparecchio. Alcune sentenze della Cassazione, emesse a fronte di ricorsi presentati da diversi automobilisti, hanno confermato questa impostazione.

Cosa c'entrano i navigatori satellitari con questi strumenti ?
I navigatori satellitari si limitano a segnalare la presena di Autovelox e Tutor grazie ad una mappa memorizzata nella memoria interna, la stessa mappa che può essere consultate sul sito internet della Polizia, che si prodiga a tenerla costantemente aggiornata, e che viene ripresa da diversi organi di stampa. Lo scopo di tutto ciò è quello di far diminuire gli incidenti, sfruttando questi strumenti in modo da dissuadere gli automoblisti dall'infrangere i limiti di velocità.

Tutto sembrerebbe quindi a posto, la mia mappa ce l'ho comunque. La differenza è che la porto a bordo della mia auto su una memoria digitale invece che come foglio di carta. Al ministero la pensano diversamente, visto che lo scorso 19 giugno 2007 è sata emessa una circolare che recita: l'uso di dispositivi che segnalano la presenza di autovelox è punibile con una multa di 742 euro e la confisca dello strumento, assimilando di fatto i navigatori satellitari, che permettono la memorizzazione dei dati relativi, a quegli strumenti di qui parlavamo prima, che lavorano invece per intercettare un Autovelox in funzione o per inibirne la loro funzionalità.

Sono molte le contraddizioni in questa faccenda, gli scopi per i queli le mappe degli autovelox vengono diffuse vanno pari passo con il loro uso a bordo della vettura, sono uno strumento dissuasivo e pertanto devono essere comunicate nella maniera più ampia possibile. La circolare inoltre appare tardiva, visto che il settore sta avendo il suo boom oramai da alcuni anni, non si tratta di un fenomeno nuovo e pertanto intervenire adesso pare penalizzante per le aziende che hanno investito in questo business e per i consumatori che queti strumenti li hanno regolarmente acquistati e adesso ne rischiano la confisca.
Le mappe sono ampiamente diffuse, pensate che una breve ricerca su Google con la chiave "mappe autovelox" ha dato 694.000 risultati.

A conclusione dobbiamo evidenziare anche che la legge rischia di essere aggirata molto facilmente, registrando gli autovelox come "punti di interesse", ovvero hotel, ristoranti o quant'altro faccia comodo all'utente e, in caso di controllo delle forze dell'ordine, la verifica diverrebbe un'operazione molto lunga e complessa, richiedendo addirittura riscontri incrociati.

E' da ritenere probabile ed è auspicabile quindi che il ministero intervenga nuovamente a chiarire la situazione, sia nell'interesse del mercato (produttori, distributori, consumatori) che delle forze dell'ordine che si trovano con una norma di difficile attuazione.

Questo il testo del comma 9 dell'art. 45:

Chiunque abusivamente costruisce, fabbrica o vende i segnali, dispositivi o apparecchiature, di cui al comma 6, non omologati o comunque difformi dai prototipi omologati o approvati è soggetto, ove il fatto non costituisca reato, alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 742 a euro 2.970. A tale violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della confisca delle cose oggetto della violazione, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.

Ma conviene andare a leggersi l'intero articolo 45.

Ecco il testo di una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione da cui emergono altre informazioni sull'argomento.
Un estratto sui motivi della sentenza contraria al ricorso dell'automobilista in questione:

I motivi possono essere esaminati congiuntamente in quanto strettamente connessi e sono infondati. L'art. 45, comma 9 bis, del d. l.vo n. 285 del 1992 vieta «la produzione, la commercializzazione e l'uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento di cui all'articolo 142, comma 6, utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni» dei limiti di velocità previsti dallo stesso art. 142. La ratio della disposizione è evidentemente quella di impedire che siano elusi i controlli effettuati con le apparecchiature di rilevamento della velocità e di impedire che in tal modo i veicoli possano procedere a velocità vietate. Rispetto a tale ratio è del tutto indifferente che il dispositivo consenta al conducente di superare i controlli adeguando momentaneamente la velocità ai limiti ovvero addirittura continuando a mantenere la velocità vietata. Alla luce di tale ratio, secondo una interpretazione che tenga conto della volontà del legislatore, deve essere intesa l'espressione «segnalano la presenza e consentono la localizzazione»; in particolare, non occorre che le due caratteristiche del dispositivo concorrano essendo, invece, sufficiente che ne ricorra soltanto una per giustificare il divieto.

 


 

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