Switch killer – Come stanno le cose ? (aggiornato)

Mia mamma non usa la calcolatrice, non l'ha mai usata, ha sempre fatto i conti a mano. E a noi ? … diranno i nostri affezionati lettori. Facciamo chiarezza, dicevo che non ha mai usato la calcolatrice per indicare l'approccio alla tecnologia che può avere una persona di quasi settant'anni. Ieri, al ritorno dalle ferie, mi ha rivolto la seguente frase: "… ma è quell'affare che hai comprato te col quale ti controllano le chiamate e quel che fai ?". Ho subito capito che la campagna mediatica di cui è stato oggetto l'iPhone nei giorni di ferragosto è stata di grandi proporzioni, capace di lasciare un segno profondo nell'immagine di un prodotto che è da settimane sulla bocca di tutti. Ma cosa ha fatto Apple ? A sentire i resoconti sommari e a leggere i titoli dei giornali pare averla fatta molto grossa, cerchiamo di approfondire quindi questa vicenda dello "Switch killer" o "kill switch", ovvero questa applicazione che Steve Jobs avrebbe voluto nascondere nel firmware dell'iPhone, per capirne l'effettiva funzionalità, verificare se ci sono rischi per l'utente o soltanto vantaggi, in un panorama del settore telefonico che fino ad ora di tutele per i consumatori ne ha avute veramente poche.


La vicenda ha inizio quando Jonathan Zdziarksy, programmatore e autore di alcune pubblicazioni dedicate alla programmazione per l'iPhone, scopre un sistema che permetterebbe ad Apple di cancellare applicazioni indesiderate o ritenute "pericolose" all'insaputa dell'utente. La notizia fa rapidamente il giro del mondo, e dato che questo prodotto è attualmente sotto le luci della ribalta, viene diffusa ampiamente dalla stampa generalista che la riporta però in maniera superficiale, inesatta, senza comprendere realmente di cosa si stia parlando. Ad alimentare la questione le dichiarazioni di Steve Jobs riportate dal Wall Street Journal, che confermano la presenza di questo sistema denominato "switch killer". Il CEO Apple ha spiegato ed argomentato la presenza di questo "filtro di siurezza", ma evidentemente non è stato creduto oppure faceva più comodo poter sparare un titolo ad effetto sulle pagine del propro giornale.

Da questa vicenda scaturisce di fatto un'immagine di Apple molto lontata dalla realtà, disegnata in questi giorni come l'azienda che sfrutta il proprio prodotto del momento per controllare gli utenti, prelevando informazioni sensibili e cancellando da remoto applicazioni considerate dall'azienda indesiderate, in virtù delle proprie strategie commerciali, o "pericolose".

A questo punto Jonathan Zdziarksy, trovandosi nell'occhio del ciclone, dedide di fare chiarezza pubblicando un post sul proprio blog per spiegare la situazione e smentire le molte notizie fantasiose circolate in questi giorni. Ecco un sunto di quanto riportato:

– L'iPhone spia i propri utenti: FALSO;
– Lo Switch killer è stato inserito per impedire il funzionamento di NetShare: FALSO.
– Lo Switch killer permette ad Apple di cancellare applicazioni a distanza: FALSO
– Apple può sapere la posizione geografica dei suoi utenti grazie al GPS integrato nell'iPhone: FALSO.
– Lo Switch killer permette di interrompere l'esecuzione di spyware o applicazioni ritenute da Apple potenzialmente pericolose: VERO.

Troviamo anche la spiegazione del funzionamento di questo meccanismo: ogni volta che si attiva il fixing GPS del dispositivo, l'iPhone si collega ad un server Apple all'indirizzo https://iphone-services.apple.com/clbl/unauthorizedApps per prelevare un elenco di applicazioni che viene memorizzato nella cartella di cache che si trova in /var/root/Library/Caches/locationd/. Fine della storia, tutta qui l'attività che ha scatenato tanto clamore. Attualmente l'elenco in questione è vuoto, ma in futuro questa Black List potrebbe contenere il nome di applicazioni ritenute potenzialmente dannose per l'iPhone o per la privacy degli utenti, una sorta di filtro di sicurezza ulteriore che possa intervenire anche dopo che l'utente ha installato le applicazioni in questione. L'iPhone userebbe questo elenco per inibire le applicazioni a livello locale, senza nemmeno cancellarle dal dispositivo.

Si tratta quindi di un'ulteriore sicurezza per l'utente, un meccanismo in grado di attivarsi nel caso in cui applicazioni "maligne" passassero gli altri filtri predisposti da Apple finendo sull'App Store. Riguardo ad esso Steve Jobs ha espresso la speranza di non doverlo mai utilizzare, aggiungendo però che sarebbe stato da irresponsabili non premunirsi
di un simile sistema di sicurezza.

Molti giornali italiani sono arrivati invece a scrivere che l'iPhone avrebbe potuto inviare l'elenco delle applicaizoni presenti, alcuni dati personali sensibili, spiare l'utente, le sue conversazioni, i suoi spostamenti, configurandosi come un nuovo "Grande Fratello". Titoli ad effetto, grande risonanza pur di conquistarsi un pò di audience o vendere un pò di copie in più, senza preoccuparsi di fornire un'informazione corretta nell'interesse dei lettori/ascoltatori.

Apple è già intervenuta più di una volta eliminando applicazioni già sbarcate sul negozio App Store, si tratta di I'm Rich e NetShare. Nessuna di esse è però finita in questa Black list e quindi non si è verificata nessuna "rimozione" o "inibizione" sul terminale di chi l'avesse acquistata. Nello specifico I'm Rich era un'applicazione che non aveva nessuno scopo se non quello di dimostrare la disponiblità di una ingente somma da buttare letteramente via, 799€ per un software che di fatto si limitava a mostrare un rubino sul display dell'iPhone. La vicenda di NetShare è invece più delicata, il software infatti introduceva la possibilità di usare l'iPhone come modem, funzionalità fortemente attesa da molti utenti. La sua rimozione è probabilmente dovuta agli accordi stipulati da Apple con alcuni operatori telefonici.

Eccovi alcuni articoli sull'argomento, alcuni precisi e puntuali, altri meno:
Corriere della Sera
Il Giornale
Repubblica

La Stampa ha invece fatto un articolo nel quale spiega come mai Apple non è più la Apple di una volta, abbandonato lo slogan Think Different si dedica adesso ad imitare Microsoft, grazie agli iPod e all'iPhone, che gli avrebbe permesso di superare Google come capitalizzazione in borsa, con una rara superficialità di analisi, scarsa conoscenza di Apple, dimostra di non aver letto neppure i resoconti sugli ultimi bilanci di Cupertino.

Della vicenda si sono interessate subito le associazioni dei consumatori come Adusbef, Adoc e Federconsumatori, che nei comunicati diffusi sono coloro che più si sono allontanati dalla realtà, istigando timori infondati, tirando in ballo l'Autorità Garante della privacy e la Polizia Postale, arrivando a prevedere la possibilità del ritiro del prodotto dal mercato.

D'altra parte, in molti casi coloro che hanno scritto dell'iPhone non si sono nemmeno preoccupati troppo di capire come effettivamente si scriva il nome di questo prodotto: i-Phone, I Phone … o cos'altro ? Volete che abbiano cercato di capire la reale portata delle cose, così come scoperta dal programmatore Jonathan Zdziarksy e spiegata da Apple per voce del CEO Steve Jobs ?

Fonte: Jonathan Zdziarksy

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