La guerra della Silicon Valley

Si è scatenata una guerra, la guerra della Silicon Valley, delle piattaforme social e dei software di messaggistica. Innescata dalle etichette per la privacy di Apple, rilanciata dai fatti di Washington e dai conseguenti ban di Twitter e Facebook all’account del Presidente Trump, ed ancora con l’attacco di Apple, Google e Amazon a Parler, applicazione di messaggistica “senza filtri” dove sembra stiano confluendo i sostenitori di Trump più fanatici, espulsi o censurati dagli altri strumenti a causa delle loro posizioni giudicate incompatibili con le politica di tolleranza e rispetto. Si apre una fase molto delicata, che sposterà il confine sulla libertà di espressione, non senza importanti pressioni ed implicazioni politiche.

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Fecebook, Twitter, Tim Cook … le reazioni ai gravi fatti di Washington

4 morti, 50 feriti e molti arresti. Questo è il bilancio dell’assalto avvenuto ieri alla sede del Congresso a Washington, da parte di migliaia di sostenitori di Donald Trump. “Un’insurrezione”, “Un tentativo di colpo di Stato”, hanno commentato in molti, tra cui l’ex Presidente Bush. Nonostante lo scontro con la polizia, i manifestanti sono riusciti ad entrare armati e occupare l’edificio sede ufficiale del Congresso degli Stati Uniti d’America, mentre era in corso la riunione per ratificare la proclamazione di Joe Biden vincitore delle elezioni presidenziali dello scorso 3 novembre. Facebook e Twitter sospendono temporaneamente gli account di Donald Trump ed arrivano le reazioni ed i commenti di molti personaggi, politici ed imprenditori, tra cui quelle di Tim Cook.

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