Roaming marittimo

Roaming marittimo, scattano le sanzioni per Tim, Vodafone e WindTre

L’AGCM (Autorità Garante delle Comunicazione e del Mercato) ha sanzionato Tim, Vodafone e WindTre per complessivi 5,3 milioni di euro, per non aver informato adeguatamente i propri clienti nel momento di attivare le tariffe del roaming marittimo. Approfondiamo.

Tutti e tre gli operatori mobili non hanno informato correttamente o in modo trasparente i clienti in riferimento alle tariffe del roaming marittimo.

Sebbene tutti gli operatori abbiano tentato di dimostrare di aver informato in maniera chiara i propri utenti, le multe sono arrivate ugualmente perchè, quando disponibili, le informazioni risultavano infatti sufficientemente “nascoste” e mai espressamente chiare e trasparenti.

Ecco le sanzioni:

  • 2 milioni di euro per Vodafone;
  • 1,8 milioni di euro per Tim;
  • 1,5 milioni di euro per Wind Tre.

Il servizio, secondo l’Agcom, veniva erogato ai passeggeri dei traghetti italiani imbarcati su quasi tutte le navi delle principali società di navigazione italiane, “senza alcuna richiesta da parte dei clienti”, in automatico, e con costi non proprio leggeri.

Qualche esempio:

Tim tra il 2019 e il 2020 ha applicato costi compresi tra i 2 euro/min (per le chiamate originate e ricevute), 0,60 euro per gli sms e 0,79euro/100 KB per i dati), e i 4 euro/min per le chiamate effettuate (oggi 3 euro/min), 2 euro/min per chiamate ricevute (ora 1,92 euro/min), 1 euro per SMS inviati (ora 89,74 cent) e 2,5cent/KB per i dati (ora 2,02 euro/min). Le tariffe variavano a seconda che Telecom fosse operatore diretto o si appoggiasse ad operatori terzi, nel qual caso i costi lievitavano.

Vodafone, che con un Sms di benvenuto inviato dopo l’aggancio alla rete marittima di bordo avvertiva i propri clienti, applicava costi pari a 3 euro al minuto per le chiamate effettuate, 1,5 euro al minuto per quelle ricevute, 0.75 euro per gli SMS e 5 euro a MB per i dati, invitando gli utenti ad usare l’app MyVodafone per tenere sotto controllo la propria spesa all’estero senza indicare le modalità di disattivazione.

A trarre in inganno il cliente in particolare sarebbe ritenuta la facile confusione tra roaming internazionale, che è gratuito in base alla disciplina europea “Roaming like at home”, e quello marittimo.

Il roaming marittimo consente ai titolari di un’utenza di telefonia mobile di usufruire dei servizi di comunicazione durante il trasporto su un traghetto, sia in tratte nazionali che internazionali, utilizzando il proprio cellulare anche quando viene persa la copertura della rete terrestre. Il servizio è assicurato da un sistema che si basa su un collegamento satellitare, il quale opera tramite la stazione base di un operatore telefonico installata a bordo del traghetto, su ripetitori installati in diversi punti della nave e su un ripetitore satellitare per la connessione satellitare. Da qui la differenza di costi, visto che il servizio satellitare esula dalla direttiva “Roaming like at home” e non sono previsti massimali tariffari. Inoltre, lo switch satellitare inizia ad essere erogato automaticamente quando il traghetto si allontana dalla costa (tra 1 e 5 miglia nautiche), e cessa quando la nave si riavvicina alla costa e lo smartphone si riaggancia automaticamente alla rete terrestre.

Inoltre, sottolinea ancora l’AGCM, esisteva un’oggettiva carenza informativa (oggi le compagne hanno cambiato i desclaimer sui propri siti). Gli operatori infatti non avrebbero avvisato i propri clienti “sull’abilitazione della scheda SIM alla fruizione del servizio di roaming marittimo e sull’automatico funzionamento dello stesso sulla nave, oltre che sui relativi costi”, così in molti si sono ritrovati costi extra in bolletta.

Tim, per esempio, tra il 1° gennaio e il 3 dicembre 2019 registra tra i 4 mila e i 5 mila reclami solo per il servizio di roaming marittimo, 3 mila arrivati tra giugno e settembre, quando maggiore è il traffico sui traghetti. E, sempre secondo le risultanze dell’AGCM, “nel periodo tra il 1° giugno e il 30 settembre 2019, secondo i dati forniti da Telecom Italia, il servizio in questione è risultato attivo” in un numero compreso tra le 100 mila e le 300 mila schede SIM, generando ricavi, riferibili soltanto alla clientela consumer, compresi tra 1.700.000 e 1.800.000 euro.

Per Vodafone invece, il ricavato dal traffico di roaming marittimo nel periodo 1° giugno – 30 settembre 2019, “generato sia dalla clientela consumer pre-paid che dalla clientela consumer con abbonamento, ammonta ad una cifra compresa tra 1.500.000 e 1.900.000 euro, per un numero di Sim registrato sulle reti marittime compreso tra 220.000 e 290.000. Per quanto riguarda la durata della violazione, “dagli elementi disponibili in atti risulta che la pratica commerciale è stata posta in essere (da Vodafone, ndr) dal mese di giugno 2019 a tutt’oggi”.

A loro discolpa gli operatori telefonici avevano sostenuto che, tramite i loro siti e con i documenti sottoscritti al momento della firma dei contratti, avessero chiaramente spiegato sia il funzionamento del Roaming marittimo che la predisposizione delle Sim. Tuttavia l’autority ha ritenuto quelle giustificazioni insufficienti. 

Con una nota quasi ironica il Garante afferma inoltre che, per quanto riguarda Vodafone, “la connessione internet per navigare a bordo della nave, già dopo avere ricevuto l’SMS e dunque per consultare il sito di Vodafone, è soggetta alle più costose tariffe di roaming marittimo (indicate nell’SMS di benvenuto), mentre soltanto la consultazione dell’App è gratuita“. In sostanza l’utente era costretto a pagare la tariffa marittima per bloccare il pagamento della tariffa marittima.

Siamo favorevoli a queste sanzioni, ma raccomandiamo che gli operatori siano sempre obbligati a rimborsare agli utenti le cifre pagate per le pratiche giudicate illecite dall’autorità garante, e che siano commisurate agli introiti ottenuti, altrimenti viene meno la funzionalità dissuasoria per il futuro.


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